31 Ottobre 2008 -
GRANDI COLATE BASALTICHE
PROBLEMI APERTI
IN RELAZIONE AL MOVIMENTO ED ALLA STRUTTURA DELLE GRANDI
COLATE BASALTICHE
Il magma basaltico ha dato origine alle rocce più
diffuse nella crosta terrestre. Si ritiene che esso sia
originato essenzialmente da processi di fusione parziale
(dal 2 al 9%) delle peridotiti costituenti la parte
superiore del mantello.
I materiali solidi
sopravvissuti alla fusione parziale mantengono ancora
la stessa composizione mineralogica delle peridotiti
mentre i magmi basaltici derivanti mostrano composizioni
diverse e variabili.
Si ritiene che la
produzione di differenti magmi basaltici da una stessa
peridotite sia possibile solo se i componenti dei
minerali silicatici della peridotite entrano nella
frazione liquida in differenti proporzioni a seconda
della pressione e temperatura vigenti durante il
processo di fusione.
I basalti hanno partecipato alla costruzione
della crosta terrestre durante tutti i tempi geologici e
sono presenti in tutte le principali province geologiche
del globo, dai fondi oceanici ai cratoni, dalle cinture
orogeniche compressive ai grandi sistemi distensivi dei
rift continentali, dalle isole oceaniche agli archi di
isole marginali.
Nelle
aree cratoniche i basalti hanno provocato nel passato
vere inondazioni laviche durante eruzioni che hanno
emesso milioni di Km3 di lave ed hanno ricoperto
territori di centinaia di migliaia di Kmq in tempi
geologicamente brevissimi, anche inferiori ad un milione
di anni.
Le modalità di flusso delle colate basaltiche
producono due principali tipologie di lave: le lave
pahoehoe e le lave aa.
Le lave pahoehoe sono colate dotate di una
superficie liscia dolcemente ondulata o corrugata in
forma di corde curvate nella direzione del flusso. Il loro avanzamento si manifesta
generalmente in forma di lobi giustapposti e suturati
tra loro, che avanzano con movimento ondulatorio e dal
cui fronte fuoriescono sovente protuberanze a forma di
dita.
La
sottile crosta solida dei lobi si può rompere con il
proseguire dell’alimentazione magmatica dando luogo alla
nascita di un nuovo lobo con il quale la colata
acquisisce aumento di volume e guadagna terreno nel suo
movimento verso valle.
In questi casi il
trasporto endogeno è facilitato dallo scorrimento della
lava all’interno di gallerie o tubi che consentono alla
lava incandescente di percorrere lunghi tragitti
all’interno dei lobi anche quando essi hanno arrestato
il loro movimento.
Le lave aa formano invece colate dotate di una spessa
crosta solida che durante lo scorrimento si frattura in
blocchi poiché non riesce a deformarsi plasticamente
quando è trascinata dal magma fuso sottostante.
Generalmente presentano un canale centrale dove scorre
velocemente il magma fuso fiancheggiato da cumuli
allungati di blocchi (argini). Il magma canalizzato a
tratti scompare sotto la crosta solidificata scorrendo
all’interno di tubi per poi riaffiorare a cielo aperto
più a valle con un nuovo canale.
Le lave pahoehoe ed aa possono convivere
nella stessa colata laddove, per aumento di viscosità
durante il raffreddamento, perdita di gas ed aumento di
cristallinità le prime possono passare alle seconde
verso valle mentre il caso opposto non è mai stato
osservato.
Le colate basaltiche possiedono due diverse
modalità di scorrimento che comunemente definito come
rapido oppure isolato in base ai processi fisici che ne
controllano maggiormente la messa in posto.
Le colate a scorrimento rapido, rappresentate
prevalentemente da colate aa dotate di canali che
collegano la bocca al loro fronte, si muovono con
velocità prevalentemente controllate dalla pendenza e
dallo spessore ed in misura decisamente minore dalla
viscosità.
Esse
si muovono tanto rapidamente da poter raggiungere grandi
distanze senza raffreddarsi eccessivamente malgrado la
loro grande dispersione di calore.
La
velocità di queste colate varia con l’aumento della
loro crosta. Le colate a crosta sottile (pochi cm) hanno
velocità molto elevate a parità delle restanti
condizioni, raggiungendo anche 10 m/sec mentre quelle a
crosta di spessa (attorno ad 1 metro) possono scendere a
velocità anche inferiori ad 1 m/sec.
Da
misurazioni storiche,soprattutto in Islanda ed alle
Hawaii, si è notato che un parametro necessario alla
creazione di lunghe colate basaltiche a scorrimento
rapido, oltre che il superamento di una data soglia di
spessore, è rappresentato da un alto tasso di effusione,
superiore a 3.000 m3/sec e da una velocità superiore a 5
m/sec.
Le colate basaltiche a scorrimento isolato sono
generalmente rappresentate da colate pahoehoe dotate
spesso di estensioni e lunghezze eccezionali che per
lungo tempo hanno rappresentato grosse difficoltà di
interpretazione le quali venivano risolte ricorrendo a
tassi eruttivi particolarmente elevati, ad uno
scorrimento veloce, a viscosità della lava
particolarmente basse ed a condizioni topografiche
favorevoli. Più recentemente, studiando soprattutto i
flussi lavici attivi nelle Hawaii, si è considerato che
il trasporto endogeno della lava in forma di corpi
termicamente isolati da un carapace solidificato a
comportamento visco-elastico costituisce il meccanismo
principale di propagazione delle colate pahoehoe. L’azione
di contenimento del carapace incrementa la pressione
idrostatica del nucleo liquido che solleva la crosta
appena formata e rigonfia la colata secondo un processo
denominato “inflation” nella letteratura anglosassone.
Il rigonfiamento iniziale, quando la crosta è sottile,
può essere anche di 1 m/ora mentre diminuisce con
l’ispessimento della crosta e lo spessore finale può
essere raggiunto anche diversi giorni. Il processo si
manifesta a livello dei singoli lobi il cui
rigonfiamento avviene con modalità differenti a seconda
della misura del tasso di effusione.
Con
tassi effusivi bassi o moderati i lobi mantengono la
loro individualità giustapponendosi ed accavallandosi e
conferendo alla colata una morfologia superficiale
alquanto movimentata.
Con
elevati tassi di effusione i lobi contigui possono
coalescere e formare corpi tabulari denominati “sheet
flows” nella letteratura anglosassone. In questi corpi,
spessi decine di metri e lunghi fino a parecchie decine
di chilometri , il nucleo di lava liquida si estende per
l’intera ampiezza della colata. Nelle fasi finali
dell’effusione la parziale consolidazione del nucleo
liquido tende a confinare il flusso endogeno in un
reticolo di condotti più o meno tubulari che localmente
esercitano ulteriori localizzate spinte inflative sulla
crosta solida soprastante.
Le condizioni topografiche del substrato
costituiscono un fattore determinante per lo sviluppo di
tale processo.
Laddove il gradiente topografico è elevato, come ad
esempio lungo i fianchi superiori di un vulcano, lo
scorrimento endogeno della lava avviene con velocità
dell’ordine di uno o più m/s ed il torrente lavico
riempie solo parzialmente le sedi tubulari in cui
scorre. In tali casi il vettore pressione lungo l’asse
della colata è di gran lunga superiore alla componente
verticale della pressione stessa ostacolando il processo
inflattivo.
In
caso di gradienti topografici molto bassi o nulli il
flusso lavico endogeno riempie interamente le proprie
sedi muovendosi con velocità dell’ordine di 1 cm/s
mentre la sua aumentata pressione interna secondo
vigorose componenti latero-verticali innesca e mantiene
un processo inflattivo che accompagna tutta la lunga
vita della colata.
Questo tipo di scorrimento riesce a mantenere
tassi di raffreddamento del magma liquido avente
temperature iniziali di 1100°-1200° entro valori non
superiori a 0.5°/Km entro una vasta gamma di viscosità e
di spessori della crosta.
In condizioni favorevoli il processo di
scorrimento isolato può trasformare una colata iniziale
pahoehoe, i cui lobi iniziali possedevano spessori di
pochi decimetri, a spessori di diversi metri fino a
decine di metri.
Perché
il fenomeno possa condurre alla formazione di lunghe
colate laviche sembra necessario un lungo e ininterrotto
periodo di effusione perché eccessive fluttuazioni dello
stesso potrebbero portare alla distruzione del sistema
di tubi interconnessi, fondamentale per il funzionamento
del sistema.
Tale
esigenza sembra valida soprattutto per le grandi colate
che costruiscono i giganteschi plateaux basaltici
continentali mentre alcuni Autori ne sostengono l’
applicabilità al vulcanismo basaltico delle isole
oceaniche.
Le colate basaltiche pahoehoe derivanti da
processi di “inflation” sono caratterizzate dalla
successione verticale di tre porzioni fisicamente e
strutturalmente ben distinte.
La
crosta superiore occupa uno spessore importante della
colata, che può raggiungere anche il 50% dello spessore
complessivo della stessa, ed è costituita da una
sequenza di livelli vescicolari in cui la densità delle
bolle diminuisce e le loro dimensioni aumentano nella
porzione inferiore di ciascun livello. Essa è
attraversata da giunti colonnari o irregolari
sviluppatisi in modo diverso ed autonomo a seconda del
livello di appartenenza.
Il
nucleo è caratterizzato da una compagine compatta a
scarsa vescicolarità attraversata da vene di
composizione più silicea e ricche di bolle; i giunti
appaiono estesi ma molto distanziati tra loro.
La
crosta inferiore è vescicolare e talora brecciata e
possiede uno spessore molto ridotto.
La superficie delle colate soggette ad
inflation, particolarmente di quelle pahoehoe, presenta
spesso strutture morfologiche dovute a sovrappressioni
localizzate del nucleo liquido che vengono considerate
come testimonianze dirette e facilmente osservabili del
processo inflattivo.
Tra
queste forme dominano i tumuli, rilievi domiformi a
pianta circolare od ellittica, con altezze variabili
comunemente da uno a dieci metri e con fianchi aventi
inclinazioni di 20°-40°.
Essi
mostrano comunemente una frattura assiale tensionale che
si restringe verso il basso, da cui si dipartono
fratture pensionali minori. Le fratture sono talora
riempite da vene di lava densa e poco vescicolata
provenienti dal nucleo liquido a cui si da il nome
anglosassone di squeeze-ups. La dilatazione delle
fratture prosegue solitamente anche dopo la
solidificazione degli squeeze-ups che rimangono così
aderenti ad una delle pareti delle fratture stesse.
La
distribuzione spaziale dei tumuli nelle colate pahoehoe
soggette ad “inflation” presenta aspetti tuttora poco
chiari. Vi sono casi in cui i tumuli presentano marcati
allineamenti che verosimilmente indicano la presenza di
tubi soggiacenti gli allineamenti stessi.
Nella
maggior parte dei casi peraltro i tumuli sembrano
distribuiti in forma casuale sia all’interno di singoli
labi sia nell’ambio dell’intera colata. Le colate più
rappresentative di tale distribuzione dei tumuli sono
quelle denominate “hummocky flows” nella letteratura
anglosassone. Sembra che esse dimostrino il carattere
transitorio dei tubi distributori nonché la difficoltà
di individuare, dalla semplice distribuzione spaziale
degli indicatori morfologici, la localizzazione delle
principali vie di alimentazione endogena della colata.
Un'altra importante struttura morfologica legata
all’”inflation” delle colate pahoehoe è costituita dai
“lava rises”, termine anglosassone che indica rilievi
tronco-conici a superficie piatta che possono
raggiungere diverse centinaia di metri di larghezza.
Queste strutture hanno fianchi regolarmente inclinati
come quelli dei tumuli ed il raccordo con la superficie
avviene secondo un angolatura netta, sovente
accompagnata da fratture tensionali.
Talora
queste fratture delimitano il collasso dell’intera
piastra sommitale che può sprofondare anche per qualche
metro. In letteratura i “lava rises” mancano di studi
adeguati e di interpretazioni esaustive circa la loro
origine malgrado la loro innegabile importanza nel
processo di messa in posto ed evoluzione di numerose
grandi colate pahoehoe.
Oltre alle strutture inflattive positive prima
descritte si annoverano, nelle colate pahoehoe,
frequenti forme negative attribuite a subsidenza della
colata oppure a mancanza di rigonfiamento della stessa.
Anche circa l’interpretazione di tali strutture non si
riscontra accordo tra gli Autori, anche per la carenza
di adeguate raccolte di dati e relative analisi in
territori di ricerca diversi dalle Hawaii e
dall’Islanda.
Quest’ultima constatazione ci porta ad
affrontare il problema delle difficoltà tuttora
esistenti circa lo studio e l’interpretazione delle
grandi colate laviche generate dall’isolamento termico
di un nucleo liquido soggetto ad alimentazione continua
per tempi lunghi.
Nella
letteratura geologica come lunghe colate laviche sono
state generalmente considerate quelle aventi misure
sensibilmente superiore alla media delle colate di
analoga tipologia presenti in una specifica provincia
vulcanica caratterizzata da vulcanismo attivo o recente.
Ciò ha
favorito la concentrazione delle ricerche su tale
argomento principalmente nelle isole Hawaii ed in
Islanda da dove provengono studi condotti secondo le
metodologie più avanzate di modellizzazione matematica,
fisica, fluidodinamica e termodinamica.
Studi
altrettanto importanti sono stati condotti sulle grandi
colate degli espandimenti basaltici continentali del
Columbia e Snake River negli Stati Uniti occidentali e
nella provincia vulcanica del Deccan in India.
In
questi casi peraltro le condizioni di profonda erosione
di tali complessi vulcanici di età cenozoica o mesozoica
impediscono la reale individuazione di singole colate
laviche per alcune delle quali (Pomona e Roza negli USA,
Rajamundry nel Deccan) sono state ipotizzate lunghezze
di qualche centinaio o migliaio di Km, che in realtà si
riferiscono all’estensione di intere successioni
stratigrafiche di colate singolarmente
indististinguibili nelle loro originarie forme e
dimensioni.
Pertanto in letteratura le colate basaltiche
oggettivamente riconoscibili di dimensioni eccezionali
(superiori ai 100 Km di lunghezza) sono unicamente
quelle di Toomba e di Undara nel Queensland e di Thjorsa
in Islanda.
Ad esse si è aggiunta nel 2004 la conoscenza di
alcune colate pahoehoe che sono discese durante il
Quaternario lungo il fianco orientale del vulcano Payun
Matru e quindi hanno percorso un tragitto di oltre 180
Km sulla pianura pampeana nelle provincie argentine di
Mendoza e La Pampa.
Queste
ultime hanno la prerogativa di essere osservabili in
tutti i loro dettagli e lungo tutta la loro estensione
grazie all’ambiente arido sub-desertico in cui si
trovano, ciò che non avviene per le colate australiane
coperte da fitte foreste e per la colata islandese che
termina in mare.
Una delle colate del Payun Matru è stata
descritta e discussa in dettaglio in un lavoro
pubblicato da Pasquarè et al. nel volume 63 n°1 (2008)
della Rivista della Associazione Geologica Argentina a
cui si rimanda per una conoscenza più esauriente. Qui
diamo alcuni cenni sintetici sulla colata suddetta per
introdurre i problemi aperti e le prospettive aperte da
questo ritrovamento.
La
colata, denominata Pampas Onduladas, costituita da
termini basaltici che vanno da hawaiiti a basalti
subalcalini, presenta un volume totale di 33 Km3 ed
occupa una superficie di 1.870 Kmq.
10 Km
a valle della fessura alimentarice la colata si divide
in due rami uno dei quali ha percorso in direzione ESE
altri 171 Km mentre il secondo è fluito verso nordovest
per altri 50 Km. La distanza coperta dalla lava tra i
due opposti fronti ammonta pertanto a 210 chilometri.
Qui di seguito ci occuperemo del primo dei due
rami che presenta i motivi strutturali e morfologici di
maggiore interesse.
Dobbiamo anzitutto menzionare che la crosta superiore
della colata in tutta la sua enorme estensione presenta
un carapace straordinariamente continuo costituito da
una lava finemente ed intensamente vescicolata avente
uno spessore costante intorno a 40 cm e passante
rapidamente ad una lava massiccia con treni isolati di
bolle di grandi dimensioni.
La
superficie della crosta è ovunque articolata da un
reticolo poligonale che rappresenta la testata di un
sistema di giunti colonnari che a pochi decimetri di
profondità si aprono in forma arcuata e rapidamente di
estinguono.
Nel tragitto iniziale, in cui la lava scende
dai fianchi del vulcano con una inclinazione decrescente
da 8° a 2°, la colata si presenta come un insieme di
lingue coalescenti di lave a corde ed a lastre con
tracce di canali assiali con scorrimento lavico a cielo
aperto.
Laddove la pendenza del versante scende da 2° ad 1° le
lingue laviche si trasformano in lobi rigonfiati,
giustapposti ed accavallati fino a raggiungere un ampio
fronte convesso a valle del quale la superficie
topografica precedente doveva essere pressoché
orizzontale.
Quivi la colata, fluita sul fondo pianeggiante
di una depressione tettonica del substrato
pre-quaternario, prende la forma di una distesa dalla
superficie marcatamente livellata fittamente costellata
da tumuli e “lava rises” tra loro collegati da una rete
sinuosa di più bassi cordoni di forma tubulare.
Nel lavoro sopracitato
questo settore della colata, avente una larghezza media
di 15 Km ed una lunghezza di 30 Km, è stato interpretato
come un grande “sheet flow”. Le osservazioni dirette
compiute in un pozzo scavato a mano nel centro dello
“sheet flow” mostra che lo stesso ivi possiede uno
spessore superiore a 22 metri.
Dall’interno di esso
emergono alcuni coni piroclastici preesistenti attorno
ai quali la lava disegna dorsali di rigonfiamento di
forma annulare.
Dal margine dello “sheet
flow” si dipartono apofisi di colata lunghe
singolarmente fino a 10 Km caratterizzate da un assetto
interno gradonato.
A partire da un gradone relativamente inclinato
del substrato la colata prende la forma di una lingua
relativamente stretta coi suoi 2-5 km di larghezza media
rispetto al suo percorso che, da questo punto, è stato
di altri 140 km. La colata scorre fino al suo fronte
sui depositi detritici sub-orizzontali di pedemonte
della piana pampeana in assenza di confinamenti
topografici, intersecando i canali di drenaggio della
piana senza alcuna deviazione.
In questo lungo percorso relativamente
rettilineo la morfologia della colata cambia
radicalmente rispetto a quella dello “sheet flow” prima
descritto per la totale assenza di “lava rises” e la
presenza molto limitata di tumuli.
Nel
suo primo tratto si riconoscono dorsali laterali
alquanto continue longitudinalmente, alcune delle quali
accompagnate da allineamenti assiali di bassi tumuli
alquanto distanziati tra loro, separate da un’ampia
depressione centrale che ospita bassi tumuli sparsi o
gruppi isolati di tumuli di grosse dimensioni.
In un
secondo tratto si riconosce invece una marcata dorsale
assiale da cui si dipartono lateralmente numerosi lobi.
Nel
tratto finale la colata acquista la forma di una campo
di lava articolato da un fitto sistema di ondulazioni
domiformi con fianchi aventi pendenze molto basse ed in
cui non si riconoscono le strutture caratteristiche dei
tumuli.
La colata descritta, cosi come le altre grandi
colate associate, presenta caratteri strutturali e
morfologici che la distinguono in modo talora molto
marcato dalle colate pahoehoe comunemente descritte in
letteratura come prototipi di tale categoria di flussi
lavici.
Alla macroscala questa colata differisce per
diversi motivi dalle grandi colate pahoehoe finora
direttamente osservate e descritte.
Il
primo motivo è rappresentato dai suoi contorni che si
allargano inizialmente a formare un grande ventaglio
pedemontano come tutte le colate di questo tipo ma in
seguito, raggiungendo la superficie suborizzontale della
piana pampeana, acquisisce una andamento nastriforme
quasi rettilineo in assenza di confinamenti topografici,
a differenza di qualsiasi altro esempio noto in
letteratura.
Un
secondo motivo è costituito dal comportamento fortemente
differenziato delle morfologia e struttura della colata
in senso longitudinale, anch’esso in gran parte
indipendente da cause esterne ma certamente legato ai
requisiti fisici interni necessari a mantenere in
movimento il flusso lavico anche ad enorme distanza
dalla sua bocca nonchè durante il lunghissimo intervallo
temporale occupato dall’attività effusiva.
Un’altra importante caratteristica distintiva presente
in tutta la colata è rappresentata dalla fessurazione
colonnare che, contrariamente a quella di altre colate
basaltiche di spessore considerevole sviluppata
frequentemente nella porzione interna delle colate
stesse, si manifesta in misura pressoché ubiquitaria nel
carapace della colata, fino ad una profondità
rimarchevolmente costante intorno ai 50 cm.
La
presenza continua di questo livello a fitta fessurazione
verticale poligonale per uno spessore rimarchevolmente
costante rappresenta inoltre la prova inconfutabile che
esso rappresenta il carapace originario di una colata
osservabile nella sua forma originaria e priva di
importanti modificazioni erosive
Numerose peculiarità sono osservabili anche
alla mesoscala, soprattutto sulle strutture correlabili
ai fenomeni inflattivi e di trasporto endogeno del
magma.
I
tumuli, comunemente considerati come indicatori del
sollevamento localizzato della crosta delle colate
soggette ad “inflation”, sono dotati di forme e
dimensioni alquanto variabili all’interno della nostra
colata ed in alcuni casi raggiungono dimensioni
eccezionali, molto raramente documentate altrove.
La
loro distribuzione spaziale, con un massimo addensamento
nello “sheet flow” superiore della colata e con brusca
rarefazione fino a scomparsa in tutto il lunghissimo
percorso mediano e inferiore della colata, rappresenta
un dato che contraddice quanto finora descritto in
letteratura.
Nell’ambito dello “sheet flow”suddetto i “lava rises”,
ampli sollevamenti a superficie pianeggiante,
costituiscono l’elemento di maggiore novità rispetto a
quanto descritto in letteratura. Diciamo anzitutto che,
malgrado la presenza di tali strutture sia
frequentemente citata in relazione alle grandi colate
pahoehoe, mancano di esse descrizioni, analisi ed
interpretazioni esaurienti.
Quivi
i “lava rises” si sviluppano con forme e dimensioni
estremamente variabili e risultano interconnessi
mediante un sistema fittissimo di strette e basse
dorsali meandriformi che, a loro volta, ospitano un gran
numero di piccoli tumuli. Le loro deformazioni
tensionali, che in letteratura si esprimono generalmente
attraverso un abbassamento generalizzato di tutta la
loro superficie sommitale, qui si manifestano invece con
lunghe fratture riempite in continuità di “squeeze-ups”
che accompagnano i margini delle spianate sommatali
prive di apprezzabili livellamenti.
In
alcuni casi i lava rises sono fiancheggiati da lunghi e
profondi fossati di collasso, lungo i quali talora si
osservano risorgenze laviche tumuliformi. Il tracciato
meandriforme di questi fossati sembra permettere la
ricostruzione precisa dei percorsi del flusso endogeno
durante il rigonfiamento della colata.
Lo
studio di quanto sopra potrebbe apportare un contributo
nuovo alla definizione delle relazioni tra le vie di
alimentazione endogena principale ed il sistema di tubi
distributori transitori nonché alla comprensione delle
discontinuità temporali nel processo di crescita
endogena e dei suoi limiti.
Ricordiamo infine quelle strutture positive allungate
che si formano al contatto tra la colata e rilievi
preesistenti all’interno dello “sheet flow” superiore
nonchè lungo i margini del tratto medio-inferiore della
colata stessa. Non si tratta di “pressure ridges”,
intese nella letteratura come derivanti dalla spinta
laterale del magma contro gli ostacoli, bensì a vere e
proprie “inflation ridges” dovute all’adeguamento del
flusso al contorno degli ostacoli in misura indipendente
dalla loro posizione rispetto alla direzione principale
di movimento della lava.
Tali
strutture sono spesso associate a fossati di deflazione
alcuni dei quali assumono considerevoli dimensioni.
Per
concludere riteniamo che le modellizzazioni fisiche e
matematiche attraverso le quali oggi si tende ad
affrontare i problemi della messa in posto delle grandi
colate pahoehoe debbano attingere ad una casistica
geograficamente più ampia, estesa oltre i confini di una
scienza vulcanologica che, ai i suoi grandi progressi ed
innegabili meriti, unisce in questo campo gli svantaggi
di una banca dati tuttora troppo limitata.
Il
grande sistema vulcanico di retroarco in cui sorge il
complesso eruttivo del Payen offre certamente una
importante opportunità per arricchire queste
fondamentali conoscenze sul vulcanismo effusivo e sul
suo impatto ambientale, opportunità che potrebbe
allargarsi se consideriamo che nella vicina Patagonia vi
è una enorme quantità di situazioni analoghe ancor più
inesplorate.
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